CON LA FONDAZIONE DONA’ DALLE ROSE L’ARTE RADDOPPIA RAFFORZANDO IL PONTE TRA VENEZIA E PALERMO TRA LUNE E ROSE

“ORBITING MOON” (12.5.23-18.6.23) Androne di Palazzo

“BANKSY & ROSA MUNDI: IL BESTIARIO NEL ROSETO” (19.5.23-18.6.23) Portego di Palazzo

“WONDERGLASS” (19.5.23- 22.5.23) Sala Ambassador di Palazzo

a Palazzo Donà dalle Rose a Venezia, Cannaregio 5038

e

“DECOLLAGE” (13.5.23-21.5.23)

Nel cortile interno di Palazzo Imperatore

Palermo, Via Vittorio Emanuele 484

una programmazione densa di attività tra residenze d’artista e mostre

nell’ambito del format The Doge Venice Carpet

 e delle Fondamenta Nove dell’Arte

dal 12 maggio al 18 giugno 2023

con gli artisti

BANKSY

Ezio Cicciarella, Luca Missoni e Rosa Mundi

ADE, DEMETRIO DI GRADO, ALESSANDRO ROCCA SALVA, MICHELE TOMBOLINI

WONDER GLASS

Vernissage a Venezia:

Orbiting Moon” venerdì 12 maggio 2023 ore 17,30 s

“Wonderglass” venerdì 18 maggio 2023 ore 17,30

Banksy & Rosa Mundi: Il bestiario nel roseto” venerdì 18 maggio 2023 ore 18,00

Opening a Palermo:

Decollage” sabato 13 maggio -21 maggio 2023

Venezia, 12 e 19 maggio 2023

Palermo 13 maggio 2023

 La Fondazione Donà dalle Rose – ispirata ai principi più autentici del mecenatismo e creata con l’obiettivo di salvaguardare, valorizzare e promuovere il patrimonio artistico, storico, archivistico, filosofico e musicale italiano – nell’ambito della programmazione del The Doge Venice Carpet e del format denominato le Fondamenta Nove dell’arte, presenta tre mostre di respiro internazionale che dal 12 maggio al 18 giugno 2023 saranno ospitate in contemporanea nella sede veneziana, a Palazzo Donà dalle Rose, in contemporanea alla Biennale Architettura di Venezia ed in quella palermitana, a  Palazzo Imperatore nell’ambito della settimana delle culture :

  • “Orbiting moon”dal 13 maggio al 18 giugno 2023 

nel suggestivo Androne di Palazzo Donà dalle Rose. Riflettori tutti puntati sulla poetica degli artisti contemporanei Ezio Cicciarella (già in residenza d’artista presso la Fondazione), Luca Missoni e Rosa Mundi, tra scultura, fotografia e pittura per una riflessione intima e particolarmente suggestiva sulla Luna e la sua orbita;

,

  • “Banksy & Rosa Mundi : il bestiario nel roseto” dal 18 maggio al 18 giugno 2023

nella storica galleria al piano nobile di Palazzo Donà sono esposti due artisti dall’identità non dichiarata, emblematici e misteriosi, Banksy e Rosa Mundi, svelati nel loro dialogare su temi universali come la guerra, la povertà e le discriminazioni. L’allestimento particolarmente suggestivo mira a conciliare l’opulenza degli stucchi e le opere rinascimentali con il linguaggio contemporaneo dei due artisti, dalla street art all’arte performativa, integrandoli in un dialogo silenzioso tra passato e presente che si ripete;

  • “Wonderglass” dal 18 al 22 maggio 2023  nelle Sale Ambassador di Palazzo Donà dalle Rose.
  • “Decollage” dal 13 al 21 maggio 2023

Nel cortile di Palazzo Imperatore, di fronte al sagrato della Cattedrale di Palermo, nell’ambito della settimana delle culture 2023, la Fondazione Donà dalle Rose apre a due artisti in residenza 2023, Ezio Cicciarella e Michele Tombolini, l’atelier palermitano dell’artista di Rosa Mundi e gli artisti ADE e Demetrio Di Grado ed Alessandro Rocca Salva, con una mostra emblematicamente denominata decollage che mira a riscrivere in chiave pittorica e scultorea, superando i confini classici, il collage cartaceo.

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“ORBITING MOON”

Ideata e curata dai giovanissimi Carlo Donà dalle Rose ed Elisa Hegger, la mostra “Orbiting Moon” è un chiaro omaggio alla Luna, unico satellite naturale della Terra, simbolo incontrastato di rigenerazione, purezza e fecondità, pervaso di magia, fonte ispiratrice di artisti, scienziati, filosofi, poeti, uomini di lettere e non solo. La scelta del tema come il luogo non è casuale, il Doge Leonardo Donà dalle Rose accolse lo studioso Galileo Galilei in fuga da Roma per continuare i suoi studi proprio sulla Luna. Passato e presente rivivono nel cuore di Venezia oltre le maree.

La mostra, realizzata al piano terra di Palazzo Donà dalle Rose, apre il sipario su una produzione artistica poliedrica: dialogano fra di loro le sculture in pietra pece di Ezio Cicciarella, le fotografie di Luca Missoni e le sfere armillari e le sculture in marmo nero del Belgio di Rosa Mundi.

Le opere di Ezio Cicciarella sono dominate da un elemento molto caro all’artista: la fascia che, in senso sia figurativo sia metaforico, trasmette sensazioni di tensione, elasticità e legatura a sensazioni di accoglienza e protezione. La benda, come l’ombra della terra avvolge l’ovale in sospensione simulando l’ultima fase della luna, rivelando solo la pietra che lavorata dal Maestro, riporta i classici connotati della crosta lunare.

Fanno da contraltare a queste sculture le fotografie di Luca Missoni, appassionato per l’appunto di fotografia, con una fascinazione vissuta fin da piccolo per l’astronomia, sino a focalizzarsi in tarda adolescenza su studi e ricerche aventi come oggetto primario la Luna. Missoni in questa mostra ripercorre le diverse fasi lunari, documentate attraverso un minuzioso lavoro fotografico che parla al pubblico suscitando forti emozioni. Le sue lune sono intrise di lirismo, hanno colorazioni assolutamente uniche, capaci di proiettare l’osservatore in mondi onirici.  

Altrettanto sognanti sono le sfere armillari in mostra dell’artista Rosa Mundi che nel corso degli anni ha sviluppato tecniche innovative arrivando così a creare opere capaci di trascendere i confini della bidimensionalità e tridimensionalità, passando con estrema duttilità dalla pittura alla fotografia, sino alla scultura lapidea. Rosa Mundi invita a soffermarsi sulle sfere armillari, in marmo, in ferro ed in legno, generano nello spettatore, per una riflessione profonda e necessaria sulla natura dell’essere umano e sulla sua relazione con il mondo circostante, l’Universo. Le sue opere mirano a dialogare con l’ambiente e a lasciarsi perforare dalla luce, restituendo l’infinito della loro essenza negli sguardi dello spettatore, raffigurando innumerevoli orbite possibili e buchi neri dello spazio.

“I lavori esposti offrono una visione sfaccettata della Luna: materica nell’opera di Cicciarella, fotografica nella produzione di Missoni, metafisica nelle sfere armillari di Rosa Mundi” afferma Carlo Donà dalle Rose, che aggiunge “Si tratta di tre prospettive artistiche differenti – ma pur sempre tutte incentrate sull’elemento lunare e sul mistero che lo avvolge nel silenzio dell’Universo – capaci di restituire al visitatore uno spaccato assolutamente insolito e inedito di un satellite ‘bilanciere’ del tempo”.

“Oltrepassare i confini dell’umano visibile è la principale sfida che abbiamo lanciato ai tre artisti selezionati che hanno accettato di porla in essere, intrecciando i rispettivi lavori in un percorso denso di installazioni performative in grado di guardare oltre lo scibile” conclude Elisa Hegger.

Rosa Mundi ci propone una visione filogenetica e ontogenetica del mondo e dell’individuo (…) Prende corpo così la sua personale riflessione sullo stato del pianeta e sul destino dell’uomo, con un eclettismo tecnico che privilegia i materiali tratti dalla natura. L’esposizione offre una ambientazione volutamente labirintica e capace di unire in modo paratattico una molteplicità di opere (…)  un bagaglio materializzato della memoria personale e collettiva” evidenzia la critica Prof. Angela Vettese.

Il prestigioso Palazzo Donà dalle Rose è emblema di diverse dimensioni e anime, materiali e immateriali, che si tramandano dal passato e si intersecano col presente, coniugando la solenne testimonianza della città storica con la visione innovativa della Venezia modernasulla dimora e sulla mostra “Rosa Mundi, grazie al sapiente recupero di materiali diversi rappresenta la poliedricità di momenti vissuti dall’uomo nel passare dall’era della pietra al post-umano, delinea una materialità sintetica e tecnologica che conduce sino a un metaverso sconosciuto. L’artista sviluppa attraverso sfere armillari composte con cerchi di botti antiche, e con un’articolata installazione che ripercorre l’evoluzione dell’uomo, a partire dalla sua dimensione animale, quella di mammifero erbivoro, fino a Homo sapiens, che si immagina di trasformarsi in una potenza geologica capace di cambiare il naturale processo evolutivo del mondo in cui viviamo “conclude il critico presidente della Stanza dell’arte, il critico Prof. Simone Saccomanni.

“Cicciarella appare, infatti, di carattere deciso, concreto, con un grande senso del lavoro, della fatica, del sacrificio. Nel contempo, è un artista dai modi cordiali, a cui piace condividere creatività e bellezza con amici e professionisti del mestiere e non, predisposto all’accoglienza di un confronto, di un’idea, di un sorriso, di ogni stimolo che gli si presenta nella realtà. Stimolo che lui trasforma sempre in qualcosa di positivo, energia creativa da cui farsi condurre in riflessioni più ampie su di sé, sul suo lavoro, sulla esistenza. […] Fra Informale e Concettuale, lasciandosi trasportare dalla pietra, rispettandone la natura, l’autenticità, “fascia” le sue sculture (ricavate ciascuna da un unico blocco di pietra che poi va a lavorare in modi diversi), intridendole (scoprendosi lui stesso) di sensualità. Le fa carnose, conferendo ad esse una forte carica erotica, tanto immediata da tradursi a primo impatto. Si creano, così, lavori metafora originale di quell’atavico, amoroso conflitto uomo/donna, positivo/negativo, inquietudine/appagamento, da cui è impossibile non rimanere profondamente affascinati” dichiara la critica Laura Faranda.

” Lo scultore siciliano lavora in questo contrasto tra esaltazione del macigno nella sua naturale essenza e il velo suadente che il virtuosismo dell’artista panneggia. Se queste velature hanno qualcosa di nettamente figurativo, berniniano, classicheggiante, l’esaltazione della materia scultorea presuppone una consapevolezza concettuale, nel solco della lezione novecentesca. Si gioca tra questi poli opposti la partita di Cicciarella. L’artista vince nell’uno e nell’altro campo, orchestra la lotta tra spirito e materia, l’eterna battaglia che conosceva bene anche Michelangelo, una battaglia dal moto perpetuo, che non può finire né fermarsi. Attaccando con lo sguardo queste opere, lo spettatore subisce una prima ritirata. Si interroga e non capisce come sono fatte. Segue la meraviglia perché egli scopre che la sostanza è una ma la forma ha fatto un salto triplo, è svelata una possibilità della pietra che l’occhio umano non può cogliere: siamo dentro le vene della terra” evidenzia il critico Mosè Previti.

“Fasce che avvolgono blocchi lapidei ora appena sbozzati, ora cesellati, ora in equilibrio precario. Blocchi in pietra bianca o nera, ma sempre siciliana, o meglio iblea, come le cave da cui sono estratte, come la pelle dei suoi abitanti, come la terra di origine dell’autore. Sono nodi, legature, sostegni, abbracci, un concetto in fasce oppure opere ancora in nuce.. a prima vista non è dato sapere. Non ci sono appigli possibili, nessun titolo ci guida alla comprensione di queste sculture. Eppure, a ben riflettere, tutto il mondo di Ezio Cicciarella, il suo sentire, le sue urgenze, le sue rivendicazioni, si palesa chiaramente davanti ai nostri occhi nel materiale adottato, nelle cromie scelte, nelle tensioni suggerite, nel sudore versato per modellare la sua pietra.

La sua poetica si nutre di rimandi alla realtà quotidiana, alla vita vissuta, alle relazioni intessute, all’amore/odio di catulliana memoria per la sua terra natia. Tutto è molto istintivo, frutto di una sensibilità fuori dal comune, avulso da qualsiasi accademismo o moda del momento” evidenzia il critico Ciro Salinitro.

Due giovanissimi curatori:

Carlo Donà dalle Rose, figlio d’arte, da sempre ha vissuto tra esposizioni ed eventi culturali tra Parigi, Venezia, Palermo e Porto Rotondo, ha partecipato sin dalla tenera età alla realizzazione di numerosi padiglioni nazionali “in e off” della Biennale di Venezia, tra arte ed architettura, nonché alla creazione della BIAS – Biennale Internazionale di arte sacra delle religioni dell’umanità ed infine al Festival delle Filosofie.

Giovane appassionato di cinema, arte e fotografia, già assistente del regista Edoardo Winspeare, studente universitario in Economia e Commercio e studioso di economia dei beni culturali, già diplomatosi al rigido collegio militare della marina italiana Morosini di Venezia, ha deciso di seguire le orme dei nonni paterni e materni, entrambi collezionisti d’arte old master painting ed appassionati di arte contemporanea, entrando così a pieno titolo tra gli esponenti operativi della Fondazione della famiglia. Il suo contributo mira ad offrire una visione nuova e particolarmente dinamica ed aperta nella ricerca di un dialogo tra il linguaggio dei giovani con quello forbito dei più anziani.  

ELISA EGGER, promettente studiosa di economia dei beni culturali, ha già all’attivo numerose esperienze nel campo curatoriale per la sua giovanissima età. Ha frequentato la Sotheby’s Institut of art nel 2022, precedentemente è stata Art Consultant presso Saphira & Ventura Gallery – New York e prima ancora Assistant Curator presso la Corte dell’Arte di Venezia, nonché Assistant Managing director presso Palazzo Contarini Polignac e, sempre a Venezia, Researcher and assistant for the Art Manager Administration assistant Creanova e New Art Academy a Como. Elisa ha già curato nel 2022 l’artista digitale giapponese Yusuke Akamatsu. L’arte e la moda sono da sempre la sua grande passione.

MOSTRA APERTA AL PUBBLICO CON INGRESSO GRATUITO

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“WONDERGLASS”

Una suggestiva esposizione di opere iconiche del vetro nell’arte e l’arte nel vetro, per WONDERGLASS nelle sale Ambassador di Palazzo Donà dalle Rose, inserite in un contesto domestico di domus patrizia originale che racchiude in sé la storia della Serenissima. La mostra è curata da Giancamillo Custoza partendo proprio dall’artigianato che nell’isola di Murano che guarda a Palazzo Donà dalle Rose, viene celebrata. Il legame tra la Fondazione Donà dalle Rose e Murano è molto stretto al punto che la Fondazione ha organizzato una rassegna musicale a Palazzo 2023/2024 per la raccolta fondi per il restauro di un antico organo Steinmeyer da destinare all’antichissima Basilica di Murano di SS.Maria e Donato, con il coordinamento di Davide Vincent Mambriani, Thomas Ospital organista titolare di Saint Eustache a Parigi ed il parroco della Basilica Don Luca Biancofio.

 MOSTRA APERTA AL PUBBLICO CON INGRESSO GRATUITO

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“BANKSY & ROSA MUNDI: IL BESTIARIO NEL ROSETO”

Al Piano Nobile di Palazzo Donà dalle Rose, a Venezia, la mostra “BANKSY: IL BESTIARIO NEL ROSETO”, con opere originali dei due artisti, lo street artist Banksy e  Rosa Mundi che non si dichiarano apertamente le identità ed i loro volti, offre uno spaccato inedito sull’arte contemporanea per una riflessione su temi di grande attualità a livello mondiale, dalla guerra all’immigrazione sino alla povertà.

In questa mostra si intrecciano le vite di questi due artisti internazionali perfettamente integrate negli stucchi seicenteschi di Palazzo Donà. Il risultato è un tripudio di emozioni che unisce il dentro ed il fuori della domus patrizia veneziana, restituendo al Portego la sua antica funzione di congiuntura, tra le stanze private ed il cortile pubblico del palazzo del Doge Leonardo Donà. Le opere sono pezzi di porte di Bristol, cartoni della pizza trasformati in improbabili tele, falsi d’autore in olio su tela che nell’intervento ironico e concettuale di Banksy assumono forme e significati diversi e poi il vetro e la plastica riciclata da Rosa Mundi che diventano concetto spaziale dalle infinite visioni, dentro e fuori, ed il marmo assoluto nero del Belgio che da petrolio si trasforma in specchio nero.

Grazie a questa mostra, emergono spunti di riflessione sulla ricchezza, sul potere costituito e sul destino dell’arte. Le ninfee del lago di Giverny di Monet con la segnaletica dei “lavori in corso” rappresentano il punto di partenza per gli artisti in cerca d’autore mentre il ratto delle Sabine gioca sull’ambiguità dei significati possibili di una medesima parola: ratto e topo! La mostra offre uno spettacolo unico e suggestivo che porta l’osservatore dentro “la casa della casa” di due artisti con un allestimento singolare che rende possibile vedere le opere dei due artisti davanti e dietro, oltre la fissità delle pareti.

Il fil rouge che unisce Banksy e Rosa Mundi, non solo in tale occasione ma anche in linea generale riguardo alle rispettive produzioni artistiche, è soprattutto il riciclo. Ovvero, se Banksy utilizza muri e porte vecchie – tanto che in mostra a Palazzo Donà dalle Rose si possono ammirare anche pezzi rarissimi provenienti proprio da Bristol, città natale dell’artista, – anche Rosa Mundi usa materiali riciclati, vetro e plastica, marmo, legno come i pigmenti naturali vegetali e organici marini.

It blurs the boundaries between painting, sculpture and installation demonstrating that art can provide a more sensual alternative to provoke thoughts and emotions about our endangered planet. She acknowledges this dilemma and centres on the recognition that we have entered into the Anthropocene where human activities are upsetting the delicate balance of nature. Her ambitious multi-disciplinary installation employs the critical device of metaphor and touches on aspects of astronomy, anthropology, geological time and philos, ophy. Her works address the future yet retain a 19th century fascination for the wonders of nature with a meticulous attention to detail and an appreciation of the intrinsic quality of the materials she uses” evidenzia il critico e curatore James Putnam.

Attraverso la fecondità ineludibile della tradizione intesa al di là di ogni separazione storico-dualistica, in un’unione ideale di tutte le religioni e le lingue, l’opera di Rosa Mundi ci rivela nella sua trasparenza quella trama unificatrice, nascosta ma sempre soggiacente, che lo sguardo profetico – e in questo caso estetico e poietico – è capace di riconoscere nella realtà.  Tutta l’opera di Rosa Mundi è una poetica e una metafisica della luce, della creazione e della trasparenza, miracoloso punto di contatto tra pura presenza sensibile e astrazione ideale, nella tessitura di una trama ritmica in cui la dissoluzione delle forme evoca le possibilità infinite di ogni forma futura” osserva il critico Prof. Guido Brivio di Bestagno

“I ruoli molto diversi che l’arte e i suoi attori hanno ricoperto nel corso della storia, con la loro crescente autonomia progressiva di funzioni e spazi sociali, ci hanno portato a dimenticare la natura etica della pratica estetica. Ma in un mondo percepito come in grado di crisi sempre crescente, molti artisti sentono l’obbligo inevitabile di recuperare quella natura, manifestando un atteggiamento nei confronti dell’arte e della società pienamente responsabile, e anche perché no, salvatore” osserva sulla mostra il critico Massimo Scaringella.

“Di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere. Se qualcuno non vuol dirti qualcosa, il movente è l’atto stesso del non dirla. Certo è possibile ipotizzare ragioni diverse, anche piuttosto plausibili. Un artista, ad esempio, che non riveli il suo nome, o si celi dietro uno pseudonimo, potrà farlo per operare in tranquillità, o per vezzo, o per non assumersi la responsabilità delle sue azioni. Banksy, ad esempio, a causa delle sue sagome apparse un po’ ovunque, rischierebbe, in taluni paesi, un processo per vandalismo, in altri per moventi politici o per lo sfruttamento di loghi commerciali. Tuttavia, a giudicare dalla sua forza, la scelta dell’anonimato va al di là di ragioni contingenti. Banksy non si svela perché questo è esattamente ciò che vuole. E in tale mistero, da eroe mascherato, risiede la sua prima e più brillante creazione. Ora, la scelta di rimanere nell’ombra è il primo, e il più evidente, punto di contatto tra Banksy e Rosa Mundi. Entrambi sanno benissimo, come scriveva su un Capriccio il vecchio Goya, che “nessuno si conosce”, che cioè ciascuno è un segreto per se stesso. Ma l’ignoranza, che per Goya era una colpa, per i due contemporanei è esperienza vitale: consapevolezza che ogni conquista estetica, ogni certezza morale, è un approdo provvisorio. Gli stencil di Banksy che ci osservano dalle pareti delle case o dai cartoni, o le sfere armillari di Rosa Mundi che rispecchiano visioni all’apparenza casuali, non sono semplici canali, strumenti di qualcos’altro: come il nome taciuto, sono il mezzo, ma anche il fine. Sono il luogo in cui l’ombra ritorna al corpo da cui si è staccata: quello di chi la creata, certo, ma pure quello di chi, osservandola, la rivive e la ricrea. Le loro storie sono anonime perché appartengono a tutti: non parlano di Banksy e Rosa Mundi, ma di noi” aggiunge il critico e curatore Andrea Guastella

“Rosa Mundi e Banksy rifuggono il divismo, ovvero la lettura di un’opera attraverso l’appartenenza e la biografia dell’Artista. Pur essendo contemporanei il loro sguardo è antico, consapevole di esprimere la collettività, di rappresentare le radici più profonde di una civiltà o di un particolare momento storico sull’orlo di una svolta epocale. Per questo ragionano entrambi per sedimentazioni, trasparenze e gesti volontari: tracce che rappresentano la loro firma, la loro nascosta identità. Ambedue cittadini del tempo, affascinati dal ciclo continuo della vita e dei popoli, prendono e usano materiali comuni – addirittura banali come vecchi infissi o cartoni da asporto – per esaltare la preminenza del contenuto, del messaggio che supera confini e barriere nazionali. Rosa Mundi, più riflessiva e orientata a indagare i fili che legano i tempi dell’uomo a quelli del cosmo affianca la luminescenza dei colori ricavati dai corpi spiaggiati delle meduse alla fragile durezza del ferro, trasformato in giochi concentrici di fluidi cerchi e stabili geometrie. Banksy più intuitivo e carnale, cancella le inutili e transitorie distinzioni di classe sovrapponendo alla formalità dell’arte nobile l’urlo cromatico di chi cerca il proprio riscatto “ conclude il critico Massimiliano Reggiani.

“Rosa Mundi è lo pseudonimo dietro al quale si cela l’anima eletta di un artista colta e raffinata indagatrice instancabile, sia del reale, del fenomenico, che dell’immaginifico, meglio, del metafisico.

Le opere d’arte esito felice della poiesi di Rosa Mundi sono chasteliane favole, forme, e figure dell’arte, attinenti al darsi sapiente di un artista poliedrica, segnatamente caratterizzata da una progettualità multiforme, mista di ricerca antropologica e storica; qui, pittura, scultura, fotografia, cinematografia, video, installazioni, e performance, si alternano, in un caleidoscopio di eventi che informano il variegato e proteiforme catalogo dell’artista.

Quello di Rosa Mundi, è un momento creativo dello spirito qualificato da una filosofia dell’arte che si definisce, non già, sostanzialmente, nella mera identificazione con la disciplina estetica, ma viceversa, si precisa, differenziandosi da questa” dichiara il critico Giancamillo Custoza.

“Collezionisti nella contemporaneità vuol dire oggi, come nel passato, sapere osare, sapere rinnovarsi nella costante ricerca di un dialogo tra autori celebri, come quelli della galleria di casa e altrettanto celebri ma viventi della street art come delle arti visuali. E’ una sorta di sfida che accetta critiche come entusiasmi”- concludeChiara Modìca Donà dalle Rose, Presidente dell’omonima Fondazione.

MOSTRA APERTA AL PUBBLICO, A PAGAMENTO

DOVE

Palazzo Donà dalle Rose

Fondamente Nove, 5038, 30121 Venezia

“ORBITING MOON” – Piano Terra

“BANKSY & ROSA MUNDI: IL BESTIARIO NEL ROSETO” – Piano Nobile

Palazzo Imperatore

Via Vittorio Emanuele 484. 90100 Palermo

“DECOLLAGE” – Cortile interno

ORARI DI ENTRAMBE LE MOSTRE

11.00 – 17.00

COSTI BIGLIETTO

“ORBITING MOON” – mostra gratuita

“BANKSY: IL BESTIARIO NEL ROSETO” – costo dagli 8 ai 15 euro

“DECOLLAGE” –mostra gratuita

UFFICIO STAMPA FONDAZIONE DONA’ DALLE ROSE

GIORDANA SAPIENZA

Mob. +39 342 8538791

Email:

press@fondazionedonadallerose.org

fondazionedonadallerose@gmail.com

Sito WEB:

www.fondazionedonadallerose.org

SITI WEB ARTISTI :

www.rosamundivisualart.com

www.eziocicciarella.com

www.micheletombolini.com

per

ADE| Demetrio di Grado | Alessandro Rocca Salva

www.sudestasicontemporanea.com

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